Mayday

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Oggi il voto nel Regno Unito. May e Corbyn vicini secondo gli ultimi sondaggi. In Italia nei media mainstream nessuno si indigna per l’estremismo di Corbyn (come avevano fatto invece per Wilders e Le Pen)

Oggi è il giorno del voto per il Regno Unito. Quando qualche mese fa la premier del Partito Conservatore Theresa May aveva indetto le elezioni anticipate (non rispettando la scadenza naturale della legislatura nel 2020) sembrava che sarebbe stata una partita a senso unico: i sondaggisti davano un distacco dai laburisti di oltre 20 punti percentuali, un vero e proprio trionfo per la leader dei Tory. Eppure nelle ultime settimane il giocattolo elettorale si è inceppato: il leader del Partito Laburista, Jeremy Corbyn, è dato infatti in costante rimonta secondo gli ultimi sondaggi. La May ha perso consensi sul tema sicurezza anche per colpa dei recenti attentati islamisti (quello di Manchester del 22 maggio e quello di Londra di cinque giorni fa) poichè durante il suo incarico da Ministro degli Interni tagliò 20mila posti di lavoro nelle forze di polizia. Ma la rincorsa di Corbyn è dovuta ad una campagna elettorale disastrosa da parte dei conservatori, cominciata col richiamo anticipato alle urne da parte della May, malvisto da gran parte degli elettori. Queste elezioni hanno peraltro una grande importanza per il Regno Unito poichè chi vincerà si siederà ai tavoli delle trattative per la Brexit.

Il Partito Laburista di Corbyn presenta un programma politico degno degli anni settanta: è il ritorno alla vecchia sinistra (che in Francia ha già visto un discreto risultato con Melenchon): aumento del welfare e della nazionalizzazione dei servizi pubblici sono i pilastri dello statalismo corbyniano che si basano saldamente su (udite, udite) un massiccio aumento delle tasse.

Gli inglesi oggi faranno la propria scelta e saranno artefici del proprio destino, nessuno potrà biasimarli. Ma una predica spetta invece ai quotidiani italiani: negli ultimi mesi nel dibattito pubblico si è parlato molto di politica estera, i giornali ci hanno spiegato con dovizia di particolari (spesso con buone dosi di ragione) quanto fosse pericoloso, per esempio, l’estremismo dell’olandese Geert Wilders e della francese Marine Le Pen. Adesso quel coro unanime contro quell’estremismo è sparito dinnanzi all’estremismo (di sinistra) di Corbyn, è rimasta soltanto qualche timida, flebile voce. Probabilmente per i giornaloni nostrani è così: vi è un estremismo cattivo ed un altro buono, figo.

Ant

 

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