Il vero liberale

guido2di Guido Silicani

In Italia abbiamo un grosso problema: non conosciamo, in parte non vogliamo conoscere, il significato della parola liberale. Negli ultimi anni infatti la quasi totalità dei politici nostrani e stranieri è stata collocata, da giornali e media, sotto tale categoria. Il primo a dar vita a questa pantomima fu Silvio Berlusconi, tanto liberale e liberista a parole, un po’ meno nei fatti. Ultimamente invece abbiamo cominciato ad affibbiare tale titolo un po’ a destra e a manca, nel vero senso della parola. E quindi Renzi è diventato liberale (secondo taluni perfino di destra!), Obama? liberale, addirittura Justin Trudeau, il premier canadese grande estimatore di Fidel Castro, è stato annoverato nell’immacolata schiera dei liberali mondiali. Insomma sono tutti liberali, ma di veri liberali se ne vedono purtroppo pochi.

Questa svalutazione del vocabolo liberale nasce, tra le altre cose, per due motivi. Il primo è la (quasi) totale mancanza di una cultura liberale italiana: nel nostro Paese il liberalismo è da sempre poco diffuso, se ne parla solo in certe nicchie, se ne può apprendere i principi solo tramite alcuni rari samizdat (e per questo bisogna ringraziare Rubbettino e liberilibri, che hanno salvato dall’oblio intellettuale numerosi capolavori), di conseguenza chi recrimina i diritti individuali contro il Dio-Stato, che in Italia è un’entità suprema e inattaccabile, viene considerato dall’opinione pubblica nel migliore dei casi un paria, nel peggiore un fascista, che chiaramente non c’entra niente.

Il secondo motivo è la sbagliata traduzione del termine inglese liberal: con tale termine, diffusosi negli Stati Uniti e in Gran Bretagna negli anni ’30, si indica coloro che vogliono una maggiore assistenza sociale e che credono che lo Stato debba adoperarsi per una massiccia redistribuzione dei redditi. La parola liberal si traduce in italiano con socialista (non quindi liberale!) e non ha niente a che vedere con il vocabolo liberale, che si riferisce alla dottrina politica del liberalismo classico. Il vero liberale è quindi colui che antepone al benessere collettivo il benessere individuale, che vuole che lo Stato se ne stia il più possibile alla larga dai propri affari e che quindi deve necessariamente essere liberista in campo economico, come sosteneva Luigi Einaudi.

L’Italia e l’Unione Europea per risollevarsi avrebbero bisogno del ritorno dei liberali veri, non dei liberal impostori. Il dramma è che molti neppure conoscono la differenza tra il liberale e il liberal.

luigi einaudi.jpgLuigi Einaudi, secondo Presidente della Repubblica

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