Post-falsità

Dopo la sconfitta di Renzi nel referendum costituzionale, la politica italiana, anche a causa delle feste, si è arenata. E’ stato varato un nuovo esecutivo, il governo Gentiloni, che avrà il compito di traghettarci alle elezioni.

silvio-berlusconi

Ma la domanda che a questo punti tutti i commentatori politici si pongono è: quando andremo a votare? Subito dopo la cocente sconfitta Renzi aveva fatto sapere che saremmo andati al voto in tempi brevissimi, alcuni addirittura dicevano che ci saremmo andati a Febbraio, con ancora il panettone sullo stomaco. Era una balla – o una post-verità, come si dice in gergo.

Per conoscere anticipatamente la data del voto occorrerebbe avere una palla di cristallo, della quale noi purtroppo non disponiamo. Esistono sostanzialmente tre scuole di pensiero: i pessimisti, che sostengono che andremo a votare direttamente nel 2018, al termine naturale della legislatura; ci sono poi i realisti, coloro che affermano che la data del voto sarà certamente in autunno e, infine, gli ottimisti (chiamati talvolta anche stolti), i quali asseriscono che avremo la possibilità di esprimere il suffragio già a partire da questa primavera.

Il principale nodo da sciogliere è quello sulla legge elettorale. Non sappiamo infatti ancora quali saranno le regole del gioco per le prossime elezioni. Il dibattito è aperto: i due Mattei (Renzi e Salvini) preferirebbero un sistema di tipo maggioritario. I grillini preferirebbero invece una legge proporzionale, convinti che in tal modo verrebbe tutelata a dovere la rappresentatività dei cittadini. In questo modo sarebbe però più complesso formare un governo.

Anche Berlusconi vuole un sistema proporzionale. Ma non sappiamo quanto gli stia a cuore la rappresentatività degli elettori. Probabilmente in questo modo il suo partito riuscirebbe a tornare fondamentale allorchè si dovrà mettere in piedi il nuovo esecutivo e potrebbe allearsi proprio con il Partito Democratico. Il problema di Silvio è che un giorno dice una cosa e il giorno dopo afferma il contrario, negando di aver mai detto ciò che ha dichiarato il giorno precedente. Non vi è mai niente di certo.

Ciò che invece è certo è che un proporzionale puro, sprovvisto di una forte correzione maggioritaria, sarebbe un passo indietro. Un ritorno alla Prima Repubblica, nella quale tutti i partitelli avevano il potere di “ricattare” i partiti più grandi.

Cagliostro

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