Una censura vi seppellirà

Ormai la notizia è vecchia: il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, ha dichiarato al Financial Times che i paesi dell’Unione Europea dovrebbero dotarsi di agenzie statali (sic) per combattere il fenomeno delle bufale che circolano su internet.

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Sostiene infatti Pitruzzella che “la post-verità è uno dei motori del populismo ed è una minaccia che grava sulle nostre democrazie”. Post-verità è un termine chic che sta ad indicare le bufale – come se qualcuno ce l’avesse in tasca la «vera verità», quid est veritas? La ricetta pitruzzelliana piace a gran parte del Partito Democratico – la Boldrini e Orlando sostengono che sia necessario un bel controllo del web, ne avevamo già parlato su questo blog. In molti infatti a sinistra credono che tutte le sciagure di questo mondo (e per sciagure intendono: la Brexit, la vittoria di Donald Trump e la vittoria del No al referendum costituzionale) derivino dal nefasto web: quella rete infetta dove circolano bande di puzzolenti pronti a sabotare l’intelletto degli ingenui con fake news e capovolgimenti della realtà di ogni tipo.  Pensare che la Brexit sia stata approvata o che Trump abbia vinto le elezioni americane a causa delle false notizie che circolano sui social network è, secondo noi, una visione semplicistica, per dirla con un eufemismo. Non si può escludere che il web abbia indirizzato molti elettori, ma di qui a definirlo il motore di quel movimento che molti chiamano populismo ci pare assai esagerato. Inoltre chi crede in questo teorema dimostra un’aria di superiorità un po’ antipatica, ovvero: «chi non la pensa come me è un cretino che crede a tutte le balle che legge su internet».

Una notizia un po’ più fresca è invece quella dell’ennesima boutade (speriamo) di Grillo. Se qualche giorno fa il leader del Movimento 5 Stelle aveva duramente criticato l’uscita di Pitruzzella, ieri ha scritto sul proprio blog che i primi a diffondere bufale sono i telegiornali e i quotidiani e, per ovviare a tale problema, ha proposto di istituire un tribunale del popolo: «una giuria popolare di cittadini scelti a sorte che determini la veridicità delle notizie pubblicate». Una proposta degna dei peggiori regimi totalitari nazifascisti e comunisti. Non sappiamo se sia più grave l’agenzia statale che governa il web o il tribunale del popolo (grillino beninteso) che decide le notizie dei giornali. Esistono già ottimi siti di debunking indipendenti che combattono il fenomeno della disinformazione (per esempio Bufale un tanto al chilo, ma ce ne sono tanti altri), non c’è bisogno di nessun controllo dello Stato nè tantomeno di alcun tribunale dell’inquisizione.

Insomma in questi ultimi giorni il dibattito politico italiano è caduto davvero nel ridicolo e nell’osceno: gran parte del centrosinistra sogna di poter governare perfino internet, Grillo anela al controllo della carta stampata, la destra non sappiamo se respira ancora o se è definitivamente deceduta (ammesso e non concesso che sia mai esistita). Siamo messi bene.

Guido Silicani

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