L’eutanasia dovrebbe essere legale

pannellaa Marco Pannella

Sono già passati dieci anni dalla morte di Piergiorgio Welby. Il poeta e pittore romano militante del Partito Radicale era malato di distrofia muscolare e aveva richiesto, nel 2006, che venisse spento il respiratore al quale era attaccato e che lo teneva in vita. Dopo mesi di battaglie politiche e legali ottenne il nulla osta per poter staccare il macchinario in maniera legale. Ce la fece ma fu un’odissea. Il fatto che fa ribollire il sangue è il vuoto legislativo in materia: i malati terminali che decidono – secondo la loro volontà, secondo la propria autodeterminazione – di porre fine alla propria vita sono costretti ad intraprendere una battaglia pluriennale in tribunale oppure ad espatriare, pagando ingenti quantità di denaro, in paesi in cui la pratica dell’eutanasia è legale. All’inizio di dicembre, dieci anni dopo il caso Welby, l’associazione radicale Luca Coscioni è riuscita finalmente, dopo anni di lunghe lotte e peripezie, a far approvare il testo sulla legalizzazione del testamento biologico. Adesso il testo è pronto per essere discusso in Parlamento. Ma abbiamo paura che le discussioni andranno per le lunghe. In Italia troppo spesso si fa così: ci sono delle tematiche tabù delle quali non abbiamo alcuna voglia di parlare un po’ per paura, un po’ per pigrizia e tendiamo quindi a rimandare finchè, prima o poi, i nodi non vengono al pettine. La vita è sacra, è vero. Ma sono altresì sacre le decisioni, condivisibili oppure no, prese da un individuo capace di intendere e di volere – come lo era Welby e come lo sono oggi molti malati che richiedono l’eutanasia -, decisioni che riguardano il proprio corpo e la propria vita.

Uno dei paladini italiani dell’eutanasia è stato Marco Pannella. L’ex leader dei radicali scomparso a maggio fece aprire gli occhi a tanti italiani su argomenti riguardanti i diritti civili, che sono fondamentali per un liberale (i liberali veri non amano vietare) quale egli stesso era. Purtroppo perse la battaglia sull’eutanasia – come molte altre -, ma se in un futuro, speriamo non lontano, verrà riconosciuto tale diritto sarà soprattutto merito suo. Un altro grande personaggio convinto che il suicidio assistito per i malati terminali dovesse essere una pratica legale fu Indro Montanelli. Il Vecchio Maestro ha sostenuto più volte che “una morte dignitosa è un diritto di libertà“. Impossibile dargli torto.

Noi crediamo che uno stato che costringe i propri cittadini (coloro che se lo possono permettere) a fuggire in Svizzera per ricevere la morte non sia uno stato civile ma incivile. Ma d’altronde questa è l’Italia: un paese nel quale non si può far niente in santa pace, nemmeno morire.

Guido Silicani

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