La Minestra

Il Presidente della Camera, Laura Boldrini, fin dal momento in cui è entrata in carica utilizza (spreca) gran parte del suo tempo e delle proprie energie nell’adoperarsi per una battaglia femminista tanto stupida quanto inutile e che non ha alcuna connessione con i sacrosanti diritti delle donne: una crociata grammaticale. La Boldrini infatti pretende a tutti i costi di essere chiamata La Presidente anzichè Il Presidente – come la nostra lingua vorrebbe – e sostiene che tutte le donne, nei vari ambiti lavorativi, dovrebbero essere chiamate al femminile poichè “linguaggio e immagini non sono quisquilie. Se le donne accettano di essere chiamate al maschile, accettano anche di essere discriminate sul lavoro”. Ci pare ridicolo che il Presidente si dia da fare alacremente per modificare il nostro modo di parlare. E’ vero, come qualche lettore potrebbe giustamente farci notare, che la lingua non è un oggetto mummificato e immobile ma è mutevole nel tempo e che quindi un giorno le correzioni della Boldrini potrebbero anche diventare usuali. Ma non credo che i cambiamenti di una lingua debbano essere imposti dall’alto dei cieli. Pertanto per quanto ci riguarda continueremo tranquillamente ad adoperare, anche per provocazione – perchè alla fine del maschile e del femminile non ce ne importa un benemerito cazzo, ci interessano le cose serie -, le varie forme generiche maschili che sono valide anche per le donne. Con ciò vogliamo dire che le donne nel nostro Paese non vengono discriminate? No. Ad esempio nel mondo del lavoro spesso ricevono salari inferiori rispetto ai colleghi parigrado di sesso opposto. E ciò è ingiusto. Ma non vi è alcun modo di risolvere tale problema modificando la grammatica o imponendo, ad esempio, agli studenti di indossare dei fiocchetti banchi. Tutta questa retorica fa tanto clamore ma non va al sodo.

Laura Boldrini incontra gli studenti del liceo Mamiani “La Presidente” della Camera Laura Boldrini

In questi ultimi giorni si sono uniti alla causa boldriniana due volti noti della politica. La prima è Maria Elena Boschi. La fedelissima dell’ex Premier Renzi, che è stata appena promossa nel nuovo Governoha fatto scrivere una circolare indirizzata ai vertici della Presidenza del Consiglio nella quale informa che “tutti gli atti alla firma o in visione al sottosegretario di Stato dovranno essere scritti con la sotto indicata dicitura: ‘la Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Onorevole Maria Elena Boschi'”. Sono indicazioni di fondamentale importanza.

boschi-2 “La Sottosegretaria” di Stato alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi

L’altro politico che recentemente si è avvicinato alle poliziotte della grammatica è il nuovo Ministro per l’Istruzione: Valeria Fedeli. L’ex sindacalista della Cgil è stata qualche giorno fa al centro di molte polemiche poichè sul proprio sito aveva scritto di essere laureata. Era una balla. Non ce ne frega niente se è laureata, la cosa importante è che sia capace, anche se a questo punto ne dubitiamo fortemente: non per la mancanza di titoli di studi beninteso, bensì per la mancanza di maturità (ma l’esame di maturità l’ha fatto?) nell’aver scritto una sciocchezza, vantandosi del proprio background scolastico inesistente.

fedeli-2 “La Ministra” dell’Istruzione Valeria Fedeli

Ma non è finita qui: dopo tutto questo putiferio il nuovo Ministro ha avuto perfino il coraggio di far sapere a tutti, in un’intervista concessa al quotidiano La Repubblica, che ci tiene ad essere chiamata Ministra anzichè Ministro. A noi una così vien voglia di chiamarla, con affetto, Minestra (riscaldata?). Altro che Ministra!

Guido Silicani

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