RONALD REAGAN, l’uomo della libertà

pier-e-guidodi Pier Francesco Sanna Guido Silicani

Nel giorno in cui si sono svolti i funerali di un dittatore sanguinario elogiato da mezzo Mondo (oltre che dalla scandalosa Rai) noi vogliamo ricordare il quarantesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, Ronald Reagan: uomo della libertà. Viviamo in un periodo storico strano e senza certezze, in cui sia da destra che da sinistra soffia un forte vento statalista. Le ricette reaganiane sono state accantonate dai nostri politici e spesso dall’opinione pubblica sono state additate come causa della crisi economica contemporanea. Sciocchezze. Ronald Reagan fu un gigante della storia che fece conoscere al suo popolo i pregi della libertà, con questo numero della rubrica “I Ributtanti” intendiamo porgergli un omaggio e offrire ai nostri lettori un comodo “bignami” sulla sua figura.

 LA VITA

“Io sono un conservatore. Che cosa vuol dire? Faccio un esempio, citando la Bibbia. I liberali (con questo termine in America si indica coloro che sono di sinistra) si scaricano la coscienza, di fronte a uno che ha fame, gettandogli un pesce. I conservatori, che hanno un’opinione molto più alta dell’uomo, e anche dell’uomo che ha fame, gl’insegnano come si pesca. Così egli potrà prendere tutti i pesci che vuole e non patirà più la fame”

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Ronald Reagan è nato il 6 Febbraio a Tampico (Illinois) nel 1911 da un padre pieno di guai e dai lavori precari, ebbe un’adolescenza difficile ma riuscì a frequentare la facoltà di Scienze sociali. Entrò dunque nel mondo della radio, che era in piena espansione e, poichè era stato un appassionato di football, si propose come radiocronista sportivo a una stazione di Davenport, Iowa. Durante una trasferta della squadra locale approfittò di una sosta a Los Angeles per fare un provino cinematografico della Warner Bros: fu assunto a 200 dollari a settimana. Recitò in una cinquantina di film ma rimase sempre un attore di serie B – e per questo fatto verrà sempre sfottuto -, tuttavia si guadagnò una certa autorevolezza organizzando un sindacato di attori. Il salto di qualità lo fece nel dopoguerra, quando Reagan schierò la propria organizzazione a favore del maccartismo, scatenato contro sceneggiatori e attori di Hollywood. L’appoggio alla crociata del senatore McCarthy gli costò, a quanto pare, il divorzio dalla prima moglie Jane Wyman. Ma fu il 1963  l’anno della svolta: in un comizio parlò in favore del candidato repubblicano Barry Goldwater. Tale discorso fu notato dal comitato Repubblicano che lo propose come candidato Governatore per la California nel 1965. In queste elezioni riuscì a sconfiggere il governatore in carica, Pat Brown. Rimase governatore della California fino al 1975. La prima volta che Reagan dichiarò la propria intenzione di concorrere per la presidenza nessuno lo prese sul serio. Era il 1967: si sapeva che il Presidente Johnson non si sarebbe più presentato e che Nixon intendeva di nuovo tentare quella scalata che era stata interrotta dall’ascesa di Kennedy.

Nel 1976 ci riprovò, sfidando il Presidente in carica e del suo stesso Partito Gerald Ford, ma per pochissimi delegati perse la nomination.

In seguito alla sconfitta nelle elezioni Presidenziali di Gerald Ford, e l’elezione di Jimmy Carter, Reagan capì che il momento per lui era arrivato. La situazione economica era disastrosa: inflazione galoppante a due cifre, disoccupazione all’11,2%, e una crisi petrolifera che piegava tutti i paesi dipendenti da esso. La ridiscussione del welfare state, ormai anche compreso dagli stessi avversari di Reagan come troppo costoso e inefficiente, era un cavallo di battaglia del candidato repubblicano. La situazione economica e lo scenario internazionale assai complessa, con il rapimento di 56 dipendenti dell’ambasciata USA a Teheran, e le strategie di marketing politico di Reagan consentirono a quest’ ultimo di stravincere le elezioni con il 51% dei voti, distaccando di 8 punti il Presidente in carica.

Dopo aver vinto le elezioni, applicò il suo programma economico basato sulla teoria domanda- offerta ( vi sarà una spiegazione nello specifico successivamente) diede risultati depressivi nel breve termine, ma nel medio e lungo termine dei risultati molto buoni: l’inflazione passo al 5%, furono creati 6 milioni di nuovi posti di lavoro. L’invasione dell’isoletta di Grenada (25 Ottobre del 1983) gli garantì una vittoria strepitosa sul candidato democratico Walter Mondale. Il secondo mandato coincise con la fase più incisiva della politica di Mikhail Gorbacev nell‘Unione Sovietica partita dalla sostituzione di Andrei Gromiko al ministero degli Esteri con Eduard Shevarnadze. Sul piano economico e su quello politico la struttura della superpotenza sovietica si era sclerotizzata e Gorbacev tentò una ristrutturazione che partisse dall’urgente contrazione delle spese militari con un colpo di freno alla corsa per gli armamenti. Quando Reagan annunciò il programma detto delle guerre stellari ( o scudo spaziale) destinato a proteggere l’America dagli attacchi missilistici, l’Unione Sovietica fu costretta ad ammettere che la sua economia non era in grado di sostenere le spese necessarie per contrastare il progetto. Qualcuno andò insinuando che il programma era irrealizzabile e che era stato annunciato per mandare i russi verso la bancarotta. Gorbacev intraprese negoziati che a partire dal 1987 portarono alla conclusione di trattati sul disarmo, dalla riduzione dei missili a quella delle forze convenzionali in Europa.

Quando Reagan lasciò la Casa Bianca era ancora in corso un’indagine giudiziaria sullo scandalo Irangate: l’amministrazione (o alcuni esponenti assai vicini al presidente) era sospettata di aver venduto illegalmente all’Iran delle armi e di aver destinato il ricavato agli irregolari contras del Nicaragua: l’oscura transazione avrebbe avuto lo scopo di ottenere la liberazione degli ostaggi americani di Teheran.

Nel 1993 dichiarerà di essere affetto del morbo di Alzheimer, malattia che lo porterà alla morte nel 2004.

LA REAGANOMICS

Il governo non è la nostra soluzione al nostro problema. Il problema è il governo

I principali obbiettivi della politica economica durante i mandati di Reagan furono: ridurre il debito pubblico riducendo di conseguenza le tasse sul lavoro e sui redditi di capitale e ridurre fortemente la regolamentazione dell’attività economica. L’ex governatore della California si affidò alle previsioni del suo consigliere economico, Arthur Laffer. Laffer è l’ideatore della curva che porta il suo nome, un grafico che mette in relazione l’aliquota di imposta e le entrate fiscali nelle casse dello stato. In poche parole con questo grafico dimostra che vi è un’aliquota fiscale oltre la quale l’aumento delle imposte, disincentivando l’attività economica, diminuisce il gettito fiscale. Queste ricette, unite a forti liberalizzazioni e scelte antisindacali crearono una forte ripresa economica.

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