NON BASTA UN SI

Il clima politico che si è respirato in questi ultimi mesi in Italia non è di certo confortante. La popolazione si è profondamente divisa in due grandi fronti che hanno combattuto, da ambo le parti, una battaglia senza esclusione di colpi (bassi). Il motivo della contesa è il Referendum Costituzionale di domani. Tuttavia la questione non è soltanto costituzionale bensì anche – e soprattutto, aggiungiamo noi – politica. Ebbene sì, in un paese normale si discuterebbe nel merito della riforma. Ma siccome il nostro non appartiene a tale rango, il voto che siamo chiamati ad esprimere domenica sarà inevitabilmente anche un voto sul governo.

In questi giorni su Ributtante abbiamo cercato di mostrare, tramite i nostri articoli, la ridicolezza di entrambi i fronti. La campagna referendaria che – ringraziamo il Signore – è giunta al termine è stata schifosa, costituita perlopiù da attacchi biechi e meschini. Se vincerà il No credo che non accadranno per questo eventi luttuosi nel nostro Paese, il governo probabilmente non cadrà nemmeno, il sole sorgerà ancora(cit. Obama) ecc. Nello stesso modo credo che se vincerà il Sì non vi sarà alcunaderiva autoritaria – però non toccateci Fidel! -, anzi credo che porterà dei piccoli miglioramenti. Infatti sebbene la riforma presenti delle pecche (per esempio il Senato poteva essere direttamente chiuso) rappresenta comunque un piccolo passo in avanti – perlomeno per il fatto che venga semplificato l’iter legislativo – rispetto all’incertezza a cui ci ha condannati la nostra Costituzione (purtroppo no, non è la più bella del mondo). Quindi pur non amando Renzi voterò Sì. Ma permettetemi di rivolgere un breve appello al comitato del Sì: non basta un sì; purtroppo anche se la riforma dovesse passare non farà uscire il Paese dalla melma. Certo se vincesse il No non cambierebbe nulla ma è sbagliato vaneggiare sugli effetti di un’ipotetica vittoria del sì: la Costituzione verrebbe cambiata in meglio, ma di poco. Infatti, oltre ad una Costituzione migliore, all’Italia occorrono governi migliori: servono innanzi tutto riforme liberali, un po’ di sana spending review con conseguente sforbiciata alle tasse (soprattutto alle imprese) e una riforma della Giustizia (perchè non se ne parla più?). Non credo che Renzi sarà capace di realizzare tali riforme ma (e qui mi rivolgo ai pochi amici liberali italiani) credete che Salvini e Grillo le possano o le vogliano realizzare? (Salvini ha delle vaghe idee su una riduzione drastica delle tasse ma tutto il resto è buio pesto). E qui si torna al problema di cui dicevamo prima: quello di domenica non sarà un voto costituzionale ma politico, è triste dirlo ma è la verità. Se i no dovessero prevalere il premier Matteo Renzi ne uscirebbe fortemente indebolito e gli unici a guadagnarci qualcosa sarebbero i pentastellati (capito Silvio?). Secondo me è meglio votare sì ad una riforma imperfetta (ma che pur sempre migliora le cose rispetto allo stato attuale) piuttosto che regalare ai grillini l’occasione di governare nella prossima legislatura. I sondaggisti dicono che è in vantaggio il No. Saranno gli stessi che hanno fatto i sondaggi per la Brexit e per le elezioni americane? Domani notte lo sapremo.

GUIDO SILICANI

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